Pasqua di sangue.

Prima ancora di iniziare questo articolo devo fare una premessa molto importante.

Avendo appena aperto questo blog non ho avuto il tempo di poter spiegare la mia “filosofia” sullo stile di vita che ho scelto. Per farvi un riassunto veloce: sono vegetariana da circa 4 anni se non di più e nell’ultimo anno ho cambiato la mia dieta radicalmente avvicinandomi al crudismo/frutarianesimo (Raw Vegan). Dunque ora la mia vita si basa su un buon 90% di stile vegano e 10% di vegetariano. Non mi dilungherò molto ma ciò che mi preme di più sottolineare è che sono sempre stata una persona molto rispettosa nei confronti delle scelte delle altre persone. E come dimostrazione: la mia famiglia, il mio ragazzo, la famiglia di mia sorella e i miei amici sono “carnivori”. E non scherzo quando utilizzo questo termine. Fatto sta che loro hanno sempre confermato che non ho mai messo pressione a nessuno, anzi, sono la prima a dire che ognuno sceglie ciò che vuole per la sua vita. Il mio motto è “Se voglio fare rispettare le mie scelte allora anch’io devo rispettare le scelte altrui”. Dunque in poche parole non sono mai stata la tipica “rompipalle vegana”.
Premessa conclusa.

Comunque sia in questi ultimi mesi mi sento molto ma molto triste per le scelte di vita che le persone intorno a me intraprendono. Soprattutto quando io cerco di aiutarli consigliando ciò che almeno dovrebbero evitare o limitare. Con questo (ricordatevi la premessa!!!) non voglio dire che i miei consigli siano “Non mangiare carne” o “Non mangiare uova” ma si avvicinano di più ad un “Controlla gli ingredienti di ciò che mangi di confezionato in modo da limitare il consumo di olio di palma” oppure “Se stai male dopo aver mangiato cinque tipi di formaggio magari la prossima volta non mangiarne neppure uno e vedi se sono quelli che ti fanno star male”. Con questi consigli non mi sembra di chiedere troppo… no? Insomma, spero che si capisca che lo sto facendo per il loro bene! E invece vengo ignorata. Ma comunque le loro scelte di vita ricadono sempre su loro stessi e non su di me o su di altri. Almeno mi dicevo così qualche mese fa…

Ora sembra essere cambiato tutto. Soprattutto dopo oggi, il giorno di Pasqua. Non sono credente (o almeno credo in una “filosofia” tutta mia ma ora non mi dilungherò anche su questo) e dunque per me gli auguri di Pasqua sono inutili o, meglio, non hanno senso. Però di solito è sempre stato un giorno felice. Invece sentivo che c’era qualcosa di diverso quest’anno. Innanzitutto niente uova di pasqua in casa mia (come se questo fosse la cosa più importante poi!), niente pranzo in famiglia e niente aria primaverile sebbene sia venuto fuori il sole per qualche ora. Ma ciò che veramente è cambiato in me quest’anno è rendermi conto che le decisioni delle persone influiscono su altre creature. Avrete visto sicuramente su qualche social quelle campagne “Io a Pasqua non lo mangio” con l’immagine di un capretto o agnellino tra le braccia di questo famoso vip messo letteralmente a nudo. Ecco, questo in me ha fatto cambiare qualcosa. Lasciamo da parte la critica per l’incoerenza di coloro che mangiano al McDonald’s ogni giorno ma a Pasqua non mangiano l’agnello perché è un discorso lungo e senza fine e concentriamoci su questo capretto. Perché mi fa stare così male? Perché mi sono venute le lacrime quando ho scoperto che la mia stessa famiglia ne stava consumando uno? Probabilmente influisce molto il fatto che da qualche mese sono diventata zia di un bambino bellissimo e simpaticissimo e ho cominciato a provare quell’istinto materno ancora molto labile che si cela dietro una ragazza di vent’anni. E immaginare che abbiano sottratto questo cucciolo alla sua mamma per potersi riempire lo stomaco solo perché “la tradizione è questa” mi fa venire la nausea.

Dunque credetemi quando dico che rispetto la scelta di tutti ma allo stesso tempo capitemi. Sto affrontando un periodo di transizione e di consapevolezza e sebbene prima potessi far finta di niente su quello che le persone a me care introducevano nei loro corpi ora purtroppo ci penso e ci sto male non solo per loro ma anche per chi feriscono in queste scelte.

A questo post non c’è conclusione. Non troverò la frase figa per terminare questo articolo con pausa ad effetto e ripetizioni estenuanti di frasi alla Grey’s Anatomy. Perché non c’è il giusto e il sbagliato. Perché ogni decisione ed ogni azione sono soggettive.

Vorrei sottolineare che su questo blog c’è la libertà di espressione SOLO se c’è rispetto per le idee di tutti. Dunque non vedo l’ora di poter leggere opinioni differenti ma dico subito che se dovessero capitarmi haters oppure commenti poco carini nei confronti di scelte di vita altrui questi verranno eliminati e nel caso successivamente bannati. Dunque invito quelli che, appunto, magari non sono d’accordo con me o con altri di evitare di commentare se dovessero portare solo odio e insulti.
Solo “Good Vibes” in questo blog!

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Semplicemente me stessa.

Salve a tutti!
Non so bene come cominciare. Ho sempre voluto aprire un blog perché penso di aver molto da dire e soprattutto ciò che ho bisogno di dire qualche volta fa fatica ad uscire. Dunque ho deciso (vorrei dire “senza pensarci” ma sarebbe una bugia bella e grossa!) di aprire questo piccolo spazio in internet tutto per me. E ho deciso di buttarmi a scrivere… sì, questa volta senza pensarci! Infatti non sapevo (o meglio non so ancora) come iniziare, cosa dire come introduzione, che foto pubblicare, se ciò che scrivo può essere adatto o meno… Insomma alla fine ho deciso solo di essere semplicemente me. Parlare a vanvera senza un filo continuo. O meglio, il filo c’è ma è tagliuzzato da aggiunte inutili qua e là.

Ritornando al filo giusto: salve, mi chiamo Linda e questa è una mia piccola pagina di un grande libro che è la mia vita. Sono una studentessa di Architettura. Vivo tra Venezia e Padova sempre con lo zaino in spalla. Amo la natura e credo in essa. Ho deciso di diventare vegetariana molti anni fa e penso che sia stata la miglior decisione che abbia preso nella mia vita perché ha cambiato non solo questa ma anche me stessa nel profondo.  Sono innamorata delle piccole cose che scaturiscono dai grandi misteri del mondo. Sono innamorata del calore primaverile, della tazza quotidiana di infuso alle erbe, della frutta succosa e colorata, del mare rilassante, dell’amore che può scaturire da due persone che si mettono a nudo nelle mani dell’altro, del sorriso di un bambino, di come due o più cibi distinti insieme possono creare un nuovo sapore, di come le cose più belle spesso sono quelle più semplici,  di una serie televisiva nuova e innovativa, di un dipinto che per molti non ha senso ma in cui io ci trovo un senso, da una città scomoda e complicata come può essere quella di Venezia, delle sensazioni che un bacio o un abbraccio può farti provare… Sono innamorata di molte cose e forse per questo non riesco a capire chi sono. Io sono tante cose o sono le tante cose che sono me, che mi definiscono? Ma poi, alla fine, serve davvero darci un’etichetta?

Io non sono una studentessa di Architettura. Io non sono vegetariana o vegana. Io non sono una figlia, una sorella, una nipote, una fidanzata, una zia. Io non sono l'”anticonformista”, quella che “mangia solo l’insalatina”, quella che “si crede meglio di te”, quella che “ti giudica”, quella che va al museo da sola per assaporarsi meglio le opere d’arte, quella che qualche volta preferisce passare una tranquilla serata da sola che con gli amici.

Io sono semplicemente me stessa. E non essere definita, non avere un’etichetta… mi piace. Mi piace davvero un sacco. Perché posso essere le infinite sfaccettature di me stessa. Dunque: benvenuti nel mio mondo!